Libri
Khadija
PAOLA PASTACALDI
Khadija
peQuod 2005
pagg 245, euro 16,00
Ci sono alcuni paesaggi italiani che per la loro semplicità e per una linea dell'orizzonte, dove lo sguardo può spaziare, provocano un sentimento d'Africa, che si potrebbe sintetizzare in un ricordo antico, alle volte ancestrale
L'Africa non è nera
Ho scritto "L'Africa non è nera" pescando alla memoria di un nonno partito per l'Eritrea nel 1936 e tornato in Italia oltre vent’anni dopo. A fine anni Cinquanta acquistò una piccola campagna sulle colline veronesi, scegliendo di vivere in una modestissima casa con intorno solo olivi e cielo, conigli, capre e un asino. Questo romanzo è la memoria di una vita in Africa, tra gli indigeni. Ma di fatto, come scrisse Curzio Malaparte, fu un'Africa tutta bianca, cioè italiana. Il motivo per cui mi sono appassionata a questo soggetto risiede in una rivalutazione delle memorie familiari: ho avuto due nonni vissuti in Africa. Il nonno paterno, di Livorno, andò ad Harar (Etiopia), città sacra e musulmana, a fine Ottocento e vi rimase sino alla morte, nel 1921. Ad Harar si innamorò di Khadija una giovanissima donna oromo, di famiglia nobile. Visse sempre con lei ed ebbe sette figli, pur avendo conservato il suo rango ed avendo importanti rapporti diplomatici con l’Italia. Giuseppe Pastacaldi è citato nel libro “Nell’Affrica italiana” del ministro dell’epoca Ferdinando Martini
