MODA DAL MONDO L’Africa da indossare

DI ANGELO RUGGERI, D Moda Repubblica, 7 novembre

MODA DAL MONDO
L’Africa da indossare
Dalle distese della savana alle passerelle di tutto il mondo. Oggi la moda realizzata in Africa e ispirata alle sue tradizioni, completamente etica e sostenibile, è sempre più di tendenza. Ed è una fonte d'ispirazione anche per musica e fotografia: ecco come
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DI ANGELO RUGGERI
Dove nascono le tendenze? È questa la domanda che chi lavora nella moda si pone quotidianamente. C’è chi propende per le grandi metropoli, chi pensa che nascano direttamente negli atelier, o chi invece parla di 'alchimia controcorrente', indicando la strada e la gente comune come la vera origine di trend e mode. Non solo. Grazie alla globalizzazione, e alla possibilità di raggiungere virtualmente l’altro capo del mondo in un attimo, anche quei Paesi sinora esclusi dal processo creativo perché troppo lontani o legati a una situazione socio-politica difficile, si sono rivelati una fonte di spunti sempre più originali, e in cima alla classifica c'è senza dubbio l’Africa. Un continente enorme di oltre 30 milioni di km quadrati, multisfaccettato, con una storia spesso difficile e drammatica; un luogo misterioso, e quindi irresistibile. E oggi è proprio da qui che i creativi sono partiti.

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Uno dei primi stilisti a portare in passerella una collezione ispirata al Continente Nero è stato Lamine Badian Kouyaté, meglio conosciuto col nome del suo marchio, Xuly Bët, che in Wolof, la lingua del Senegal, significa “mantieni la mente aperta”. Dopo aver vissuto a Parigi e aver studiato all’Ecole Nationale Supérieure d'Architecture di Strasburgo, nel 1989 lancia la sua collezione, decisamente “open minded” e innovativa: la sua abilità nel riciclare i tessuti che trova nei mercati delle pulci e nel trasformarli in patchwork coloratissimi è vincente. Lui si ispira ai grandi couturier come Azzedine Alaïa e Yves Saint Laurent, unendo materiali e cromie dell’Africa contemporanea, senza dimenticare gli anni Settanta del punk rock e del funk. Il risultato sono miniabiti di coloratissimi tessuti wax e di pelle, ricami fatti a mano e volumi enfatizzati. Tutto, per la prima volta, viene realizzato e prodotto in modo etico e sostenibile: i ricami sui capispalla e i tessuti dipinti, per esempio, vengono commissionati alle donne africane in cambio di un salario equo e condizioni di lavoro dignitose. Nessuno prima di lui lo aveva fatto.


Ed è questa sensibilità verso certi costumi che è tornata a farsi notare in passerella, spinta anche dal suo crescente successo anche nella musica e nella fotografia: gli scatti di Koen Hauser in “L’Hommage a l’Art” (2013) per esempio sono un inno alla moda africana, e hanno fatto il giro del mondo. Sono stati realizzati per celebrare una delle aziende produttrici di tessuti wax leader nel settore, la Vlisco, da sempre impegnata a sostenere i designer africani: per farlo organizza regolarmente dei corsi di sartoria per le donne ghanesi, finanzia i designer nigeriani più talentuosi ed è lo sponsor di due degli eventi più importanti dello stile 'Made in Africa': la Nairobi Fashion Week e la Lagos Fashion and Design Week (quest’ultima è stata anche ospite anche di Pitti Immagine W nel 2012). Parallelamente c'è poi il lavoro di cantautori come l'artista folk Imany, oggi popolare in tutto il mondo, che negli show non abbandona mai il suo turbante tipico delle sue isole Comore.


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Stella Jean, p/e 2015
E in Italia? Il concorso Who’s On Next?, promosso da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia e dedicato ai giovani designer, dall’edizione del 2008 ha stretto una partnership con l’Ethical Fashion Initiative, uno dei progetti più importanti dell’International Trade Center, agenzia dell’ONU e dell’OMC. L’obiettivo è quello di promuovere la collaborazione tra designer e piccoli artigiani dell’Africa e di Haiti, affinché possano entrare attivamente nel sistema produttivo della moda, attraverso una serie di creazioni eticamente sostenibili. Una dei primi designer a emergere dal progetto, ottenendo ottimi risultati nelle vendite e nella copertura mediatica è stata Stella Jean. La stilista di origine haitiane, vincitrice del concorso nel luglio 2011, fin dalla prima collezione ha reso nota la sua cifra stilistica, il tessuto wax. Nata ad Haiti e portata in seguito in Africa dai coloni olandesi, la stoffa in questione è diventata in breve una delle più diffuse nel continente, tanto da diventare parte della sua cultura (in tanti infatti pensano che sia nata qui); in mano alla designer, che ha saputo giocare con i contrasti, è stata trasformata in gonne a ruota dalla linea bon-ton e in abiti scolpiti. Da qui inoltre ci è voluto poco perché il cotone wax diventasse onnipresente nel guardaroba maschile e femminile, apparendo tanto nelle collezioni dei marchi fast fashion, come Zara e H&M, che sugli store di e-commerce specializzati in moda etnica come FashionGhana.com, uno dei più cliccati.



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