Più verde in città e catasto per gli alberi secolari. Le opportunità della legge 10 del 2013 sul verde urbano

Silvestro Acampora, socio fondatore della Società Italiana di Arboricoltura

Come sarebbe bello se la nuova Legge 10 del 2013 sulla creazione di spazi verdi nelle città potesse davvero incrementare il verde, il patrimonio arboreo delle città e tutelare adeguatamente gli alberi monumentali. La legge non prevede solo la creazione di spazi verdi nelle città, oltre al contenimento del consumo di suolo, la riqualificazione degli edifici, ma anche che in ogni città venga piantato un albero per ciascun neonato ed uno per i bambini adottati. E’ previsto inoltre nelle grandi città il 'catasto' degli alberi; ogni sindaco alla scadenza dell'incarico renderà pubblico il bilancio arboreo, affinché i cittadini possano verificare l'impegno verde del suo mandato. Il censimento riguarderà anche gli alberi monumentali e storici.
Come tante altre leggi risulta burocraticamente complessa, prevede il coinvolgimento di tanti, forse troppi enti. Per piantare un alberello per ogni bambino nato e/o adottato sul territorio, idea per sé bellissima, diversi assessorati e settori delle amministrazioni comunali, come quello anagrafico e quello addetto alla manutenzione del verde dovrebbero collaborare e coordinarsi in maniera continuativa, gli stessi dovrebbero interagire con le altre amministrazioni territoriali quali province e regioni e inoltre, alla fine del mandato i sindaci dei comuni con più di 15.000 abitanti devono inviare una relazione comprovante il loro operato al Ministero dell’Ambiente.
Per quanto riguarda gli interventi sulle alberature monumentali invece le amministrazioni dovrebbero interagire anche con le Soprintendenze territorialmente competenti ed il Corpo Forestale dello Stato.
Tutto questo praticamente senza finanziamenti e senza potenziare le strutture operative, per giunta in un paese dove molte amministrazioni sono sprovviste di un valido regolamento di gestione del verde pubblico e addirittura mancano di un regolamento del verde privato.
Un paese dove coordinare ed effettuare i normali interventi manutentivi sul patrimonio arboreo delle città in aree vincolate, cosa che comporta il necessario coinvolgimento della Soprintendenza e del Corpo Forestale dello Stato richiede tempi biblici, in ogni caso non compatibili con le necessità fisiologiche delle piante, tecniche oppure operative.
Succede così che un insetto parassita noto come “Punteruolo rosso” distrugga e/o comprometta in pochi anni il settantacinque per cento del patrimonio palmicolo nazionale, addirittura in aree considerate dall’Unesco patrimonio dell’umanità come il Giardino Inglese della Reggia di Caserta.
Insomma la legge 10 sembra essere creata per giustificare in sede comunitaria alcune inadempienze nazionali e non essere praticamente applicata se non in alcune parti come ad esempio il censimento degli alberi monumentali.
Gli alberi, non solo quelli monumentali, sono esseri viventi e prima di essere catalogati e registrati necessitano di essere rispettati, conosciuti e curati. Piantare un giovane albero è una delle operazioni più semplici e allo stesso tempo mediaticamente più spettacolari da realizzarsi, difficile è “coltivarlo” perchè di questo si tratta, fino a farlo diventare un albero adulto.
A cosa serve inserire una pianta in un elenco, ad esempio quello degli Alberi Monumentali d’Italia realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nell’ormai lontano 1982 se poi nessuno è in grado di prendersene cura?
Un esempio è il (una volta) maestoso Tiglio di Solofra ma, casi analoghi se ne possono trovare in tutta Italia.
Che senso ha emanare leggi anche restrittive sulla tutela degli alberi quando poi le amministrazioni comunali accettano per la cura e la manutenzione degli stessi ribassi d’asta che superano il cinquanta per cento quindi con la consapevolezza che i materiali, piante comprese, saranno scadenti e gli interventi poco professionali?
Certo le cose possono cambiare e questa nuova legge può diventare, magari con qualche accorgimento e/o correzione un’opportunità sia per l’incremento e la tutela del verde e delle piante sia per creare opportunità lavorative in un settore che forse più degli altri risente del periodo di crisi globale che anche il nostro paese sta attraversando.
E’ necessario che tutti, amministratori, progettisti, operatori e principalmente i cittadini diventino consapevoli del fatto che piantare e curare alberi è un investimento a lungo termine, saranno le generazioni future, magari fra 50/70 anni, se si sarà lavorato bene a beneficiarne e giudicare il nostro operato.
Ricordo cosa diceva Jacques Brosse nel libro La Mitologia degli alberi: “In passato le piante venivano considerate la manifestazione più immediata e concreta della divinità: ad esse gli uomini si rivolgevano per chiedere protezione e conforto, intorno alle piante fiorivano miti straordinari, a ciascuna specie, a ogni albero, venivano attribuite virtù e funzioni particolari”. Claude Lévi Strauss ancora più duramente sottolineava: “Un tempo la natura stessa aveva un significato che ognuno, nel suo intimo, percepiva. Avendolo perso, l’uomo oggi la distrugge, e si condanna” .