CORNO D'AFRICA. Etiopia, emergenza e tensioni

Vita.it, 30 gennaio 2012

Gloria Polucci, responsabile paese e coordinatrice dei progetti del VIS in Etiopia , ha aggiornato sulla situazione della zona in cui lavora, la Somali Region. 'Nella Somali Region la tensione è molto alta e la situazione sempre più allarmante. Si sono registrati scontri tra tribù locali sulla strada per Dolo per cause politiche: è stata creata una nuova Provincia nella Regione Somala abitata da queste due tribù e ci sono scontri per determinare quale sia la capitale della provincia. Ci sono stati 20 morti e alcune settimane fa si sono svolte riunioni d’emergenza con il Governo qui ad Addis Abeba per decidere il da farsi. L’Ambasciata Italiana già da quasi un mese avvisava della pericolosità dell’area soprattutto in rapporto agli scontri che ci sono sul confine tra Kenya e Somalia e tra Etiopia e Somalia. A questi ora si aggiungono anche scontri interni.

Le milizie somale continuano a bloccare coloro che tentano di scappare dalla Somalia e rifugiarsi in Etiopia o Kenya. Il timore è che nel momento in cui le milizie verrano sconfitte o almeno respinte dalle aree di confine un numero molto elevato di profughi si riverserà in Etiopia rendendo la situazione ancora più critica. Il nostro collega Fuad da martedi sta cercando di raggiungere il Campo di Dolo e aspettiamo il suo rientro per avere nuovi aggiornamenti. Nel frattempo stiamo proseguendo con le distribuzioni di acqua tramite camion-cisterna per le comunita’ di 2 distretti nell’area di Dembel-Shinile e di Awbere: ogni giorno un camion per ogni distretto parte da Jijiga, rifornisce di acqua potabile una cisterna da 10.000 litri presso i pozzi realizzati dal VIS, e si reca nei diversi villaggi della zona per distribuire 4 litri d’acqua giornaliera ad ogni beneficiario. La distribuzione d’acqua è articolata in 2 momenti: una distribuzione la mattina, e una ulteriore distribuzione nel pomeriggio.'


AFRICA. L'Etiopia è in vendita . Mentre gli etiopi muoiono di fame, il governo vende le parte delle terre agricole. Vita.it, 5 agosto 2011

Mentre la fame e la siccità imperversano su buona parte dell'Etiopia, il regime di Addis Abeba mette in vendita il suo bene più prezioso: la terra. E quella più ferrtile per giunta. Il piano, avviato nel 2009 prevede la vendita o la cessione in usufrutto di oltre 35 mila chilometri quadrati di terreni agricoli a multinazionali straniere che coltiveranno questi terreni per esportare vegetali da trasformare in biocarburanti oppure prodotti alimentari da esportare sul mercato internazionale.

Secondo un'inchiesta di Survival International, un'associazione internazionale che tutela le popolazioni indegene nel mondo, tra le aziende coinvolte ci sono anche due imprese italiane, tra cui la Fri El-Green Power. Per lei sono previsti 31mila ettari di terra presso la frontiera keniota, in una zona abitata dalla tribù dei Daasanach. Al Corriere della Sera, l'amministratoren delegato, Josef Gostner dichiara che l'azienda italiana produrrà 'mais, soia, palma da olio e canna da zucchero che saranno totalmente destinati al mercato interno dell'Etiopia e saranno cosi' di aiuto a fronteggiare sia periodi di emergenza alimentare durante le carestie, sia a sostenere nei periodi normali le popolazioni delle zone fertili della Valle dell'Omo'.

Le dichiarazioni di Gostner non convincono Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere: 'questo genere di prodotti alimentari non servono quando è in corso una carestia perché hanno un basso contenuto proteico'.

Ma c'è un altro problema: centinaia di migliaia di etiopi rischiano di dover lasciare le proprie terre per dare spazio alle multinazionali. Come già accade in altre parti dell'Africa, la vendita di terreni agricoli in condizioni molto opache trasforma i contadini proprietari in operai agricoli sottopagati. 'Costringendoli a diventare manovali, con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all'indigenza'.



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