MILANO E I SUOI ALBERI SECOLARI DA AFFORI A VILLA LITTA, IL PATRIMONIO VERDE DELLA CITTÀ: UNA STORIA LUNGA DUECENTO ANNI I platani che Napoleone fece piantare per la sua amante

di Banzi Gaia, Corriere della Sera, 31 agosto 2008

Il platano di viale Affori, vecchio di duecento anni. Piantato per rendere omaggio a un' amante di Napoleone. La quercia di piazza XXIV Maggio, per commemorare i giovani caduti sulle trincee del Carso, durante la Grande Guerra. Sono solo due degli alberi storici che raccontano un pezzo delle vicende di Milano. Una città che ha un rapporto non facile con il verde. Spesso a torto. I suoi spazi di ambiente Milano li ha. E' sotto la dominazione austriaca che la città scopre i giardini come luogo di svago: quelli della Guastalla sono stati il primo parco pubblico. «Alla fine del Settecento - racconta Silvestro Acampora, arboricoltore del settore tecnico Arredo urbano e Verde del Comune - una nobildonna milanese aveva messo a disposizione il suo giardino per favorire l' incontro tra le fanciulle dell' aristocrazia e i giovani rampolli delle casate nobiliari». Quando arrivò Napoleone i suoi architetti progettarono viali alberati e alcune delle piante più antiche risalgono proprio a quel periodo: Villa Litta a nord, quelli poi diventati i giardini Montanelli a Porta Venezia, il parco Sempione ospitano gli esemplari più vecchi della città: platani, Taxodium distichum, cedri, olmi, Celtis australis, sofore e altri ancora. «Il verde a Milano, spesso, è nascosto - commenta Francesco Ferrini, docente di arboricultura urbana all' Università di Firenze e presidente della Società italiana di arboricultura -. A parte alcune aree del centro storico, la porzione più consistente di verde si trova nelle zone periferiche. Poco, magari. Ma, rispetto alle altre città italiane, ben tenuto». La speranza è che l' Expo 2015 possa migliorare la situazione dei parchi storici e magari incrementare le aree verdi. Le piante infatti sono formidabili regolatori climatici, nonché barriere fonoassorbenti. E, grazie alla fotosintesi clorofilliana, sottraggono enormi quantità di anidride carbonica all' atmosfera. «Il protocollo di Kyoto - continua Ferrini - stabilisce che l' abbattimento di un albero di una certa età e grandezza debba essere compensato con un numero di piante che produca gli stessi benefici sull' ambiente circostante». Al valore ambientale ed estetico degli alberi si aggiunge quello storico-affettivo. «Durante i lavori di manutenzione della quercia in piazza XXIV Maggio - ricorda Acampora - un' anziana si avvicinò per chiedere cosa volessimo fare dell' albero e si mostrò visibilmente emozionata perché si ricordava di quando il padre la portava, bambina, alle commemorazioni dei caduti sul Carso, che si tenevano proprio sotto quella quercia». Tra i «veterani» in assoluto gli esperti indicano gli undici platani di Villa Litta, anche questi dell' epoca napoleonica, dove capita di scorgere nidi di civette negli incavi dei tronchi e il platano di viale Affori. Quest' ultimo, risalente come gli altri alla conquista napoleonica, è l' albero più «chiacchierato» del quartiere. Il ristorante a fianco si chiama in suo onore «La pianta» e, all' interno del locale, alcune foto degli anni Venti ritraggono l' enorme platano. Si racconta che l' albero sia stato piantato in onore di una donna per cui Napoleone aveva perso la testa. Forse sono solo leggende. Forse c' è un pezzo di storia racchiuso anche nel silenzio del grande platano. 11 *** I platani di Villa Litta Nel parco capita di avvistare nidi di civette negli incavi dei tronchi

Banzi Gaia