Norimberga. Come funziona la ex macchina da guerra che ha trapiantato 3 milioni di alberi in 40 anni

di Paola Pastacaldi


Era una macchina da guerra cecoslovacca, degli anni Sessanta, utilizzata per trasportare missili. In quarant’anni di modifiche, lente e meticolose, è diventata una macchina per trapiantare alberi, la più usata e la più semplice d’Europa. Da fine anni Sessanta a oggi ha trapinatato tre milioni di alberi. L’uomo che l’ha creata, con la sua pazienza e la sua fantasia, si chiama Dieter Opitz ed è di Heideck, in Germania, il padre era un soldato che aveva perso la gamba in guera e che si dilettava di giardinaggio. Negli anni Sessanta Dieter divenne un giardiniere del paesaggio. Un giorno ebbe la fortuna di vedere in America una macchina che spostava gli alberi. Da quel momento tutte le sue energie sono state concentrate sul progetto di una macchina che fosse in grado di trapiantare gli alberi, danneggiandoli meno possibile e salvaguardando la chioma, il tronco e le radici. Oggi questa macchina è tra le più perfezionate d’Europa ed è al servizio di istituzioni e privati che vogliono trapiantare alberi su larga scala. Il risultato di sopravvivenza degli alberi tocca il novantotto per cento. Chi ha assistito al trapianto di un albero con una macchina della ditta Opitz, si rende conto di quale delicatezza e abilità la macchina sia stata dotata nei lunghi anni di revisione cui l’ha sottoposta il signor Dieter. Perché spostare gli aberi, si chiederà qualcuno? Gli spostamenti degli alberi avvengono per salvaguardarli, nei casi in cui per motivi urbanistici rischiano di essere abbattuti. La macchina di Dieter Opitz lavora in tutta Europa e anche in Italia. Nel 2003 ha lavorato per Bagnoli Futura, dove è stata usata per salvaguardare certe piante di valore cui la città era affezionata. La macchina di Opitz è stata utilizzata anche in occasione della costruzione della metropolitana di Milano linea Fulvio Testi e viale Zara e dell’ospedale Sacco sempre di Milano. Tom Braam, genero di Opitz, che abbiamo incontrato a Norimberga, nel corso della fiera Galabau, spiega: “Con i normali escavatori si rompono le radici troppo in alto e così vi entrano i funghi. L’albero si ammala anche perchè non riesce più a bere. La nostra macchina taglia le radici al minimo necessario, di cinque, massimo dieci centimetri, in modo netto, senza strapparle. Abbiamo mosso molti alberi anche in Italia a Milano, Torino, Venezia, Roma, Parma, Napoli e persino in Sicilia. Dopo il trapianto tagliamo le radici danneggiate e inseriamo dei funghi che si chiamano micorizze, che vivono in simbiosi con le radici e permettono all’albero una ripresa otto, volte più veloce. La micorizza preleva acqua e e nutrimenti e li dà alle radici e a sua volta prende zucchero dalla pianta. Abbiamo operato in tutta Europa, al Nord della Svezia, al Sud della Spagna, in Portogallo. Abbiamo realizzato anche trapianti di salvaguardia storica, come quando abbiamo spostato le palme del tempo di Mussolini a Napoli. Per la costruzione dello stadio in occasione dei giochi olimpici a Torino abbiamo mosso trecento alberi. Li abbiamo messi in una nursery e, quando i lavori dello stadio sono finiti, li abbiamo ripiantati attorno allo stadio dove erano prima. Un tempo questi alberi venivano tagliati e se ne comperavano di nuovi. Oggi possiamo salvare gli alberi e risparmiare del denaro. Anche gli architetti hanno più chanche di fare un bel lavoro con alberi già cresciuti di venti o trenta anni. A Lussemburgo dovevano rifare la facciata di una Scuola internazionale del Parlamento europeo. Abbiamo mosso duecento piante e rifatto il bosco dietro la scuola; c’erano tigli, querce, aceri e pini. Uno dei manager della scuola però era disperato, perché uno degli alberi era stato piantato venti anni prima in memoria della morte di un suo figlio. L’albero è stato espiantato e trapiantato ed è sopravissuto benissimo”, conclude Tom. Nel sito della Opitz si legge il motto della casa Opitz: “Gli alberi sono la vita, il nostro lavoro è conservarli”. Una frase che fa pensare che il patrmonio arboreo dovrebbe essere un bene di tutti e tutti dovremmo farcene carico rispettandolo. Creare una cultura del verde e agire in questo senso senza abbattere gli alberi, è una scommessa paesaggistica, ambientale e umana. Ed una parte preponderante della nostra stessa salute. (vedi Video Opitz del trapianto di grandi alberi)




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