L'erba alta non č incuria: č biodiversitą

Di Andrea Pellegrini, guida ambientale

Quello che sta crescendo attorno ai resti della quercia (fiori, erbe, fragole selvatiche, funghi, girovagare di insetti) è un piccolo esempio di successione ecologica, grazie alla quale varie specie pioniere occupano un ambiente e lo fanno evolvere in qualcosa di più complesso: l'abbandono dello sfalcio permette alle piante selezionate da quell'attività antropica di compiere il loro ciclo vitale, che per alcune è annuale, per altre biennale, per poi nel tempo lasciare posto ad altre specie erbacee più esigenti, finché si insedieranno specie arbustive e arboree.
Occorre tenere presente che l'obiettivo finale del progetto è la naturale e spontanea ricostituzione del paesaggio vegetale originario, cioè la ricrescita di un bosco, nato in questo caso dal ricco humus prodotto dal legno marcescente antico. Ci sono già delle avvisaglie di questo paesaggio vegetale originario: sono giovani alberi protetti dall'abbraccio materno della quercia, che aspettavano solo di non essere sfalciati, al primo tentativo di alzarsi e crescere.
In un luogo come il recinto della quercia di Montale, che vede compiersi il lento processo di decomposizione di un grande albero, la naturalità di ciò che contorna i resti legnosi è in linea con la finalità di proteggere e far progredire la biodiversità. Come per il tronco che sta trasformando la biomassa in terreno fertile, per la vegetazione erbacea vale ancora di più la regola che l’estetica non fa quasi mai rima con biodiversità, perché la biodiversità è per sua natura complessa e caotica.


Non ha nessun senso un giudizio estetico o di critica prettamente umana. Conta, invece, solo la capacità della Natura di giungere alla formazione di un ecosistema più ricco e vasto possibile.


 


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