LA QUERCIA DI MONTALE di Paola Pastacaldi nel secondo numero della rivista ANS “Naturainforma”

Febbraio 2021

LA QUERCIA DI MONTALE
di Paola Pastacaldi, giornalista e scrittrice


Caduta il 24 ottobre 2019
Età stimata 180-200 anni.
Nel 2017: altezza 6 m e diametro di 153 cm



LA GRANDE QUERCIA. La quercia di Montale, nota tra i frequentatori dei giardini come la Grande Quercia, era una Quercus rubra, originaria del Nord America. Aveva una bella chioma globosa e foglie con lobi aristati e produceva anche delle ghiande. Anni fa a causa del maltempo e di una forte nevicata aveva perso le due branche principali. L’azione dei funghi aveva attaccato l’apparato radicale e si era estesa alla parte aerea. Una notte dei vandali (nei giardini pubblici esiste anche questo problema) si sono accaniti contro il tronco, provocando un grande squarcio e, di conseguenza, una ulteriore degradazione del legno. I tecnici del Comune l’hanno messa in sicurezza con pali di ferro. Ma ormai il suo declino fisiologico era avviato e il 24 ottobr 2019, a causa di una forte pioggia, quelle violente e sempre più frequenti provocate dal cambio climatico, è crollata definitivamente.


STORIA. La quercia è stata piantata probabilmente tra il 1820 e il 1840, gli anni dei moti rivoluzionari di Giuseppe Mazzini, dei I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni e del Nabucco di Giuseppe Verdi. Nel 2018, quando era già senescente, cioè avviata alla fine, l’ho adottata e l’ho seguita per un anno con l’aiuto di un’impresa specializzata nella cura degli alberi, perché non fosse abbattuta o menomata, ma potesse cadere naturalmente. Nella fase della senescenza la quercia di Montale non ha conosciuto, dunque, la scure.



ADOZIONE DEL TRONCO. Una volta caduta, come si fa in quasi tutti i giardini d’Italia, l’amministrazione comunale di Milano avrebbe dovuto rimuovere il tronco e i suoi rami per piantare un nuovo, giovane albero. Il giorno dopo la caduta ho chiesto al Comune di adottare il tronco con l’intenzione di permettere ai visitatori di conoscere, oltre che la vita, anche la morte di un albero in nome della Biodiversità. Il legno morto, infatti, è fondamentale per la sopravvivenza di un numero enorme di specie, uomo compreso. In accordo con l’assessore Maran, la convenzione con il Comune che prevede l’adozione del tronco e dei suoi resti, recintati, è stata rinnovata. Nel frattempo sono germinate due talee, cloni della quercia, che saranno trapiantate dentro il recinto. Nel progetto di adozione è previsto uno studio dendrocronologico che, a breve, sarà esposto nella bacheca.


PERCHÉ DI MONTALE. Secondo una leggenda metropolitana, peraltro plausibile, sarebbe stata amata dal poeta Eugenio Montale (1896-1981), Premio Nobel per la letteratura nel 1975, redattore del vicino Corriere della Sera dal 1948 al 1981, il quale nelle liriche intitolate La Bufera e altro, volle inserire una poesia dedicata proprio a una quercia, ma un’altra quercia non questa. Quasi un presagio, certo involontario: “Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco, pure non mi rassegno a restare ombra, o tronco ...”.



GLI OSPITI DELLA QUERCIA. Quel che rimane della quercia ospita due coleottteri, il Cerambyx cerdo detto anche Cerambice delle querce iscritto nella Lista Rossa, perché a rischio di estinzione, e l’Oryctes nasicornis o Scarabeo rinoceronte, con il suo vistoso corno, colore rossastro, le cui larve continuano la metamorfosi dentro le gallerie scavate nel legno. Sulle marcescenze crescono vari funghi, come lo Schizophyllum commune, il Laetiporus sulphureus, il Fomes Fomentarius, il Ganoderma applanatum, la Volvariella bombycina. Gli Acari oribatidi che come i funghi degradano il legno morto. Ma anche lucertole, merli, picchi, cin-ciallegre e sul legno muschi e licheni.


MITO. Le querce per la loro maestà sono sempre state venerate dagli uomini sin dai primordi e consacrate agli dei, tanto che i soldati di Cesare avevano paura a tagliarle: “Chi avesse usato le scure contro quei tronchi sacri avrebbe provocato lacrime e sangue sui campi di battaglia” (Mario Rigoni Stern in Arboreto Salvatico Einaudi 1991).


LA BIODIVERSITÀ. Pochi sanno che un albero vecchio non è inutile. Sul tronco morto ferve la vita che alimenta la Biodiversità. Tutti gli alberi, ancor più quelli vecchi e i tronchi quando cadono, sono insostituibili per la vita sulla terra e la salute dell’uomo. Durante la lenta degradazione lignea ospitano una varietà incredibile di organismi, esseri piccolissimi, piante, animali ed ecosistemi, tutti legati tra loro. Anche noi facciamo parte della Biodiversità che oggi è gravemente minacciata.


IL LIBRO. La quercia di Montale. Un canto per gli alberi in città di Paola Pastacaldi disegni di Anna Regge (Fiorina Edizioni). Vedi Amazon oppure :
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Nota di Michele Zanetti
Abbiamo voluto dare spazio a questa interessante e intelligente esperienza, dovuta alla sensibilità della giornalista e scrittrice Paola Pastacaldi e all’ascolto delle istanze dei cittadini da parte del competente Assessorato del Comune di Milano, per una ragione precisa: Gli alberi secolari costituiscono un patrimonio di straordinario interesse naturalistico anche dopo la loro morte, perché il loro corpo ligneo si trasforma in un biotopo tale da ospitare decine di specie fungine, vegetali e animali, impegnate nella sua biodemolizione.
Da qui la scelta di non rimuovere l’albero deceduto, ma di lasciarlo agli stessi agenti demolitori. Questi stessi lo restituiranno lentamente al suolo fertile, trasformandolo, in tal modo, in un laboratorio vivente per lo studio della Biodiversità e dunque in una speciale opportunità di conoscenza per i cittadini che frequentano le aree del verde urbano.



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