LA QUERCIA DI MONTALE E LA SUA BIODIVERSITA'

MILANO. SABATO 29/9 GIARDINI MONTANELLI SI PARLA DELLA BIODIVERSITĄ DI UNA QUERCIA SENESCENTE CON SILVESTRO ACAMPORA ARBORICOLTORE


 


La quercia di Eugenio Montale si trova a pochi passi dal Museo di Storia Naturale e dal Planetario Hoepli. È situata all'estremità di un bel prato, dove la gente usa prendere il sole. Si dice che Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, scrittore italiano ma anche poeta, traduttore e critico musicale, avesse l'abitudine di recarsi alla quercia, per leggere o scrivere. Niente di più facile, visto che era giornalista del Corriere della Sera, la cui sede storica si trova ancora oggi a pochi passi dal parco, in via Solferino.


La quercia di Montale è una Quercus Rubra, Quercia Rossa del Nord America. E’ una delle piante più antiche del parco e delle più grandi di Milano, la sua età stimata è intorno ai 200 anni. Questa quercia ha tutte le caratteristiche di un albero monumentale, ciò significa che entra a pieno titolo nell'elenco di alberi protetti dalla legge numero 10 del 2013. La legge ha il compito di tutelare e incrementare tutto il patrimonio arboreo nazionale, ma in particolare gli alberi monumentali, come questo, che non possono essere abbattuti, salvo casi eccezionali e di comprovato pericolo. Purtroppo l’azione dei funghi ha minato e degradato il legno del suo enorme tronco che ha l’interno completamente cavo e non è più in grado di sorreggere il peso delle enormi branche. Ma conserva ugualmente la sua bellezza e attira sempre molta gente che ama sedersi vicino alle sue radici.


 


Sino a pochi anni fa la sua chioma era intatta, folta e rotonda e di una ampiezza davvero armoniosa. Entrare al parco e trovarsi davanti alla sua presenza verde e rigogliosa e lussureggiante trasmetteva un senso di pace in chi la guardava, una sensazione metafisica e spirituale. Una sorta di armonia tra l’essere umano e il mondo vegetale che lo ospita. Gli alberi hanno spesso questa forza magnetica di attirare i visitatori e legarli alla loro bellezza, vuoi per ammirarli o anche solo per sedersi sotto le sue fronde, goderne il fresco, il profumo e, non ultimo a volte, ascoltare il lieve rumore simile ad una musica che fanno le foglie o i semi contenuti nei baccelli scossi dal vento. L’uomo ha vissuto secoli nei boschi e ancora oggi gli alberi più antichi, che vengono definiti non a caso patriarchi, sono in grado di provocare nell’uomo questo sentimento di partecipazione emotiva e di unione ineffabile con la natura e l’universo.


 


Questo splendido esemplare di quercia è avviato verso la fine del suo ciclo vitale. Il tronco è completamente cavo e fatica a sorreggere il peso delle enormi branche. La chioma si è molto ridotta e il tronco ha molte lesioni, dovute al proliferare di funghi. Questo non vuol dire che morirà presto, vivrà ancora probabilmente molti anni.
Questo tipo di quercia è di origine americana ed è molto più fragile delle querce europee, che hanno un ciclo vitale decisamente più lungo e possono arrivare sino a ottocento anni di vita. Le querce americane hanno un legno che si degrada più facilmente. La quercia era anticamente un albero sacro a Giove per la sua maestosità e per la durezza del legno. Nei Giardini Indro Montanelli ne sono presenti numerosi esemplari.


 


L'Italia è un paese che si allunga sino al Mediterraneo e questa sua conformazione le ha permesso di ospitare varie specie vegetali, tra le quali la rarissima quercia greca (Quercus Macrolepis Vallonea). Diffusissimo è, invece, il leccio, che caratterizza fortemente la macchia mediterranea. Molti botanici consideravano gli alberi della macchia mediterranea degli alberelli, come ad esempio il leccio, una specie caratterizzata da una crescita lentissima, che solo in pochi casi può raggiungere e superare i trenta metri di altezza e le centinaia di anni di età. Alcuni esemplari monumentali di oltre trenta metri si possono ammirare nel Bosco di Capodimonte a Napoli, una antica riserva di caccia conservata dal Seicento. Grazie a questa condizione i suoi alberi si sono sviluppati nella loro maestosità.


 


La maggior parte della vegetazione della macchia mediterranea dopo i quarant'anni di età assume il caratteristico aspetto arboreo. Una diversificazione e caratterizzazione che rende ogni esemplare in qualche modo unico, non c’è mai un vecchio albero uguale ad un altro. Forse questa caratteristica dovrebbe aiutarci a riconsiderare e rivalutare anche la vecchiaia dell’uomo, tessendo l’elogio dell’invecchiamento, in quanto momento fondamentale nell’approfondire e comprendere il proprio carattere.


 


La Quercia di Montale è alta dieci metri e ha una circonferenza di 481 centimetri. Ma poiché si avvia alla fine, come abbiamo già detto, per garantire la sicurezza dell'area sottostante la chioma è stato necessario realizzare dei sostegni metallici per sorreggere i suoi rami.


 


Per la salute della quercia il Comune effettua dei controlli semestrali con esami fotostatici per verificare la sua stabilità ai colpi di vento. Sempre per motivi di sicurezza e per impedire ai visitatori di sedersi sotto la chioma, la quercia è stata recintata con una staccionata di legno. Ma ci si può sedere vicino ugualmente, anche se non proprio sotto. Ogni giorno molti visitatori lo fanno, essendo il prato dove si trova ben esposto al sole.


 


Come in altre città, anche a Milano, sono arrivati moltissimi profughi. Alcuni di loro, gli eritrei per la precisione, hanno trovato rifugio dalle intemperie sotto le chiome dei grandi alberi, dove stendono i panni lavati alla fontana del parco, proprio sulla staccionata della quercia di Montale. L’Eritrea, ricordiamo, fu la prima colonia italiana per oltre cinquant’anni, ed era al tempo considerata una seconda patria, oggi tormentata da una dittatura tra le peggiori al mondo, come si legge nel recente rapporto dell’Onu, il che ha provocato la fuga in massa di migliaia di eritrei che non sembra arrestarsi.


 


Tornando alle querce più in generale ricordiamo che avuto un grande valore nella storia dell'uomo, in quanto con il loro legname hanno consentito l'evoluzione del mondo occidentale. Hanno permesso la costruzione di navi e flotte, di botti per il vino e travi per la case e, purtroppo, anche materiale per le guerre, per i carri e le trincee, come è accaduto durante le guerre napoleoniche e fino alla prima guerra mondiale.


 


Non si esaurisce qui la sua utilità, le sue ghiande sono un alimento molto energetico per i suini e nel corso delle carestie, che si sono succedute in tutta Europa, sono servite anche da alimento di base per le popolazioni affamate. Durante la seconda guerra mondiale con le ghiande si faceva un surrogato del caffè e persino della farina per il pane. Dalla quercia si ricavano poi tannini per la concia delle pelli, il legno per le botti destinate all’invecchiamento di vini e liquori pregiati come il cognac e per aromatizzare la grappa. Un tempo dalle galle, le malformazioni che i parassiti formano sulle foglie e sui rami, si ricavavano vari inchiostri.
La quercia è uno degli alberi più popolari proprio per la sua bellezza, caratterizzata da un tronco breve, da rami ben slanciati verso l'alto, che le conferiscono una forma elegante.
L'esemplare di cui parliamo ospita una colonia di lucertole, alcuni topi ed è stato colonizzato da insetti, tra i quali i bellissimi coleotteri cangianti. La presenza delle larve di questi insetti attira spesso uccelli insettivori a caccia di cibo.


 


Nei Giardini Montanelli è possibile ammirare anche i picchi, tra gli uccelli più affascinanti dei nostri boschi, un tempo sacri a Marte e totem del popolo dei Piceni. I picchi sono degli arrampicatori provvisti di becco a scalpello, adatto a cercare le larve nel legno degradato gli alberi. Fanno un verso squillante, simile ad una risata umana. Sono conosciuti per il rumore che provocano quando tambureggiano ritmicamente il tronco, alla ricerca di insetti. E’ raro a vederli in aree molto urbanizzate.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


2 QUERCUS ROBUR O DELLA BIODIVERSITA’


 


 


 


 


 


La Quercia Robur o della biodiversità si trova in prossimità dell’ingresso centrale di via Palestro. E’ una quercia caratteristica dell’area padana e tra le più diffuse in Europa. E’ caratterizzata da una crescita lenta e da una rinomata longevità. La quercia era un albero sacro, consacrato a Giove, sia tra i Romani, che i Celti, i Greci e gli antichi ebrei. La Sibilla usava annunciare le sue profezie sotto una quercia.


 


Altri alberi un tempo sacri erano l'acero, il tasso e l'olivo per tutti i popoli mediterranei. L'olivo in particolare, secondo una antica leggenda tramandata da Omero, sarebbe stato donato agli uomini dalla stessa Atena. L'olivo ha consentito all'uomo di vivere grazie ai suoi frutti, al suo olio combustibile, usato anche come medicamento e come lubrificante. Ancora oggi è un albero che rientra nei rituali delle religioni monoteiste. Noè, quando cercò rifugio nell’Arca, per vedere se c’era della terra emersa liberò prima un corvo, che si cibò di cadaveri e non ritornò indietro, poi una colomba. La colomba tornò con un ramoscello di olivo nel becco, dimostrando l’esistenza di una terra emersa vicina. E’ legato a rituali anche presso i popoli mediorientali, sia a fine estate che al tempo della vinificazione.
Questa Quercia Robur è alta 10 metri e ha una circonferenza di 314 centimetri e una età stimata di 150 anni. È stata purtroppo capitozzata. All'interno del suo tronco vivono molti insetti che lo mangiano. E' perciò marcescente. La riduzione del numero di querce di grandi dimensioni (cioè dal tronco superiore ai 100 centimetri di diametro) sta provocando il rischio di estinzione di alcuni insetti che sono in grado di concludere il loro ciclo biologico esclusivamente sulle querce. Uno tra questi è il Cerambyx Cerdo, un coleottero inserito nella lista degli insetti in via di estinzione dello IUCN, l’Unione mondiale per la conservazione per la natura, che dunque è protetto. La quercia ospita anche una colonia di lucertole e parecchie formiche e per questo motivo si può considerare un concentrato di biodiversità, cioè di diverse forme di vita.


 


Le marcescenze visibili sono il risultato dell’azione degradatrice dei funghi che hanno colonizzato il tronco dell’albero. Questi insetti vivono dentro i tronchi dell’albero morente e, mano a mano che scavano le gallerie dentro il tronco, favoriscono la propagazione delle spore dei funghi. Gli insetti preferiscono gli alberi già morenti o vecchi, perché è più facile perforare la corteccia e il legno. L’albero vecchio e debilitato spesso non è in grado di opporre resistenza alle larve, come gli alberi giovani che mettono in atto delle difese biochimiche, potenzialmente velenose per gli aggressori.


 


La Quercus Robur è una pianta medicinale utilizzata dalla medicina popolare per le infiammazioni intestinali. Questo esemplare in particolare è oggetto di uno studio epidemiologico da parte del Laboratorio di Micologia Medica, Dipartimento di Scienze Biomediche della Salute dell’Università degli Studi di Milano, interessato ad una specie fungina patogena chiamata Cryptococcus neoformans. Il fungo è un lievito microscopico che può causare infezioni nell'uomo, in particolare nei pazienti immuno compromessi. Si stanno studiando le modalità in cui può infettare l’uomo. Il fungo è presente nei buchi e nelle fessure del tronco, sulla corteccia, nel suolo e sulle formiche. Ciò rende quest'albero un ecosistema molto utile per capire come il fungo si propaga nell'ambiente. Non è però allo stato attuale pericoloso.


 


 



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