Carta - Sfogliare la storia di Mark Kurlansky (Bompiani)

di Matteo Collura

Distratto dalle tante novità editoriali di questo inizio d’anno, stavo


per perdere una buona occasione di lettura. Per fortuna, preso in mano il


volume ingiustamente trascurato e apertolo a caso, mi è venuto sotto gli


occhi un brano che mi ha incitato a proseguire, nonostante il poco allettante


argomento annunciato nel titolo: una storia della carta. Cosa vi può essere


di così interessante per un lettore comune in un saggio che riguarda la


carta? La risposta in questo caso è: tutto. Dalla prima pagina all’ultima, e si


tratta di oltre cinquecento pagine: “Carta – Sfogliare la storia” di Mark


Kurlansky (Bompiani, traduzione di Salvatore Serù, euro 24,00).


Il nome dell’autore avrebbe dovuto contribuire a farmi subito


prendere in considerazione il libro, ma vi ho fatto caso dopo, a lettura


inoltrata, e questo ha reso più gustosa la scoperta. Kurlansky, giornalista


americano, ha pubblicato libri il cui successo internazionale è dato


soprattutto dall’originalità dell’argomento trattato. Due titoli per tutti: “Il


merluzzo. Storia del pesce che ha cambiato il mondo” e “Sale. Una


biografia”.


La carta, la sua invenzione, evoluzione e diffusione – ci dice


Kurlansky – è alla base della civiltà dei popoli, ne permea la vita


quotidiana, ne conserva la memoria. Cosa saremmo senza la carta? Il


giornale che adesso avete tra le mani è esso stesso un geniale prodotto


dell’intelligenza, l’inarrestabile fucina che, tentativo dopo tentativo,


scoperta dopo scoperta, nei secoli ha messo a punto questo perfetto mezzo


di comunicazione.


Fa parte della nostra vita, dall’inizio alla fine, la carta. Dal certificato


di nascita a quello di morte. Eppure quest’impasto di fibre cellulose, reso


sottile e liscio al punto da poterci scrivere e disegnare sopra, o avvolgere e


impacchettare qualunque cosa, è stato scoperto abbastanza di recente,


considerata la presenza dell’uomo sul pianeta. Una data più o meno certa


sarebbe il 105 d.C., quando un eunuco, in Cina, creò un materiale da


scrittura che non aveva nessuna relazione con quelli usati in precedenza, la


pelle animale e il papiro.


Da allora è stato un continuo darsi da fare per creare quanta più carta


possibile: dalla Cina al Giappone, dall’Asia all’Europa, dalle Americhe a


ogni altro angolo della Terra. Nel raccontare l’evoluzione e la diffusione


della carta, Mark Kurlansky, con piglio disinvolto e con sorprendente


efficacia narrativa, racconta la storia dei popoli, semplificando al massimo,


ma mai banalizzando. E in questo caso ricorda un altro grande divulgatore,


Yuval Noah Harari, il cui libro “Da animali a dei. Breve storia


dell’umanità”, è stato anch’esso pubblicato da Bompiani nel 2014.


Un passo dal saggio di Kurlanski: “I cinesi iniziarono a produrre


carta nel I secolo d. C., ed essa rimase un prodotto esclusivamente asiatico


per un certo numero di secoli a venire. Nel tempo si è diffusa così


universalmente che pochi ricordano ancora la sua nascita asiatica. Ma ora,


nel XXI secolo, duemila anni dopo, la Cina è di nuovo il primo produttore


al mondo di carta e i giapponesi sono i maestri riconosciuti della carta fatta


a mano”.


Ma cosa è avvenuto nel frattempo? Di tutto, perché la fame di carta è


stata una delle spinte più forti nel progredire della storia. Prendendo a caso,


qua e là: nel Rinascimento, gli artisti – i più grandi, Michelangelo,


Leonardo – grazie alla carta hanno potuto avvalersi dei bozzetti e dei


cartoni preparatori per le loro tele e i loro affreschi; mentre al tempo di


Napoleone, ma anche durante la guerra civile americana, la carta fu un


bene strategico, e non tanto per la fabbricazione dei giornali e per la stampa


delle ordinanze militari, ma perché con essa fu possibile sigillare la polvere


da sparo nella camera di scoppio dei moschetti e tenerla separata dai


proiettili; inoltre la carta servì come rivestimento per le cartucce.


Sino a tempi piuttosto recenti la pergamena era considerata più


adatta alla conservazione dei documenti più importanti. E’ stata l’esigenza


del risparmio a premiare la carta. “Gli specialisti della materia”, annota


Kurlansky, “stimano che per realizzare una Bibbia dovessero essere uccise


tra le 210 e le 225 pecore, e che per realizzare un rotolo della Torah nel


moderno stato di Israele sono necessari la pelle di sessanta-ottanta vitelli e


un anno per la scrittura”. E’ il momento di ricordare che la carta più a buon


mercato venne inventata nell’XI secolo a Fabriano, “grazie allo sviluppo di


un’apparecchiatura ingegnosa: un martello a caduta azionato


idraulicamente”.


Resterebbe tanto da dire sul commercio degli stracci e la loro


lavorazione per ricavarne carta, prima della scoperta della cellulosa, nel


1838. Concludiamo con ottimismo, come fa lo stesso Kurlansky. Le nuove


tecnologie si rivelano sempre più invasive, ma l’uso della carta non è


destinato a sparire. Alla fine scopriamo che la carta è facile da distruggere,


mentre non è così per tutto ciò che rimane sotto forma di scrittura


elettronica. Lo dimostrano i mafiosi siciliani: feroci quanto astuti, hanno


preferito sempre i “pizzini” per le loro comunicazioni.


Matteo Collura