Napoli - Giornata di studio sul pino del Chiostro di Santa Chiara Grido d’allarme dei periti agrari: “Il patrimonio arboreo rischia di sparire” In occasione dell’incontro assegnati anche 70 attestati di partecipazione a studenti e professionisti

Il maestoso Pino del Chiostro di Santa Chiara, un albero tipico del nostro paesaggio con la sua meravigliosa forma ad ombrello, è stato oggetto di un incontro del Collegio dei Periti Agrari e periti Laureati della provincia di Napoli. Una giornata di studio per professionisti del settore per valutare e riflettere in modo critico sulle tecniche di manutenzione degli alberi più antichi o legati a siti di importanza storica. E degli alberi in genere, che oggi sono costretti a crescere in una specie di foresta urbana, con tutte le difficoltà che comporta il vivere tra macchine e cemento. Un pretesto per fare il punto sulle prospettive del nostro patrimonio arboreo. Il Pino in questione, che ha poco più di 70 anni, vive in un contesto storico prezioso: il bellissimo Chiostro maiolicato poggia, infatti, sulle rovine della Napoli greca. Sono due, dunque, i motivi per rispettare questo albero, la sua vetustà e il contesto in cui è cresciuto.


Lo spunto per questa giornata è nato dall’incontro tra due arboricoltori esperti, entrambi impegnati da anni nella cura degli alberi secolari. Si tratta di Domenico Cascone, direttore di Global Green, la ditta di manutenzione del Chiostro, e promotore del tree climbing in Campania, e Silvestro Acampora, arboricoltore del Comune di Milano dal 2005 e fondatore della S.i.a., la Società Italiana di Arboricoltura. Entrambi impegnati nella salvaguardia del tiglio secolare della chiesa di San Marco in Casola, un borgo medioevale del casertano. L’idea principale che li ha mossi era quella di rispettare la memoria storica del Chiostro grazie alla conservazione dell’unico grande albero presente, e poi di trasformarla in una giornata di riflessione e studio per indagare le tecniche di manutenzione degli alberi, offrendo anche ai più giovani, agli studenti che si occupano di alberi una occasione per ottenere dei crediti e insieme riflettere sulle nuove tecniche arboricolturali, che non sono sempre sostenibili ecologicamente.


Il pino del Chiostro è stato probabilmente piantato a fine guerra nel corso del restauro della chiesa del Convento delle Clarisse danneggiati dalla guerra. Il pino è stato per un paio di giornate sotto l’occhio degli esperti che ne hanno valutato lo stato di salute e la resistenza alle intemperie. Gli esiti delle indagini sono stati positivi e lo stato di salute del Pino è tale da poter sperare che superi i duecento anni, salvo eventi traumatici o atmosferici non prevedibili.


Ad aprire i lavori della giornata di Studio è stato Biagio Scognamiglio, presidente degli Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari laureati di Napoli, che ha sottolineato la missione di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico artistico, e l’importanza che esso ha per il benessere della persona. E’ seguito l’intervento, in forma di lectio magistralis, di Giovanni Morelli, arboricoltore e rilevatore dell’indagine sul Pino, che ha ben illustrato le caratteristiche dei pini e le loro necessità con foto e grafici. Hanno poi parlato Rosa Stefanelli, delegata dell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini e di Cinzia Piccioni Ignorato, funzionario del Servizio Qualità Spazio Urbano. Tra i presenti anche il vicesindaco e assessore all’ambiente Raffaele del Giudice, oltre a Giovanni Cestari, Dirigente del Servizio Qualità Spazio Urbano Comune di Napoli e il consigliere campano Francesco Emilio Borrelli, Alessandra Clemente, assessore Giovani.


Raffaele del Giudice ha detto di essere stato sorpreso e molto colpito dalla accuratezza degli interventi, dalle informazioni che sono state trasmesse su come vivono, crescono e soffrono le piante, molte cose sulla vita degli alberi sono sconosciute ai più. Spesso non si conoscono le importanti dinamiche che permettono la crescita e lo sviluppo di un albero. Giovanni Morelli ha descritto con enfasi, precisione e molta chiarezza, conquistando l’uditorio, le caratteristiche dei pini, il loro modo di impiantarsi nel terreno la loro forza e le loro debolezze con esempi e grafici. Gli alberi alla fine sono esseri viventi, di cui troppo spesso ignoriamo le tipicità, finendo per trattarli come fossero un qualunque bene immobile, come un fabbricato insomma.


Il patrimonio arboreo italiano ha subito un grande invecchiamento generale, l’età media degli alberi è aumentata enormemente e quindi l’approccio al verde urbano deve essere diverso da quello di molti anni fa. E’ importante studiare le metodologie da mettere in atto. La vetustà del nostro patrimonio, aggravato anche dal grande cambiamento climatico, sta mettendo a dura prova la sicurezza di molte aree verdi. E’ diventa sempre più importante conoscere l’impatto che le nostre azioni hanno sugli alberi. Gli alberi vanno studiati e compresi attraverso una continua rigenerazione del loro patrimonio.


La loro conservazione acritica continuerà a danneggiarli gravemente. E’ necessario avere un approccio che guardi alle diverse fisiologie dei diversi alberi inseriti nel territorio cittadino con tutti i fattori di rischio connessi. E’ importante monitorare il nostro patrimonio, e rinnovarlo continuamente altrimenti avremo alberi che poi collasserano rapidamente, forse tutti insieme. Un piccolo ma prezioso volume intitolato “Le linee Guida per la gestione del Patrimonio Arboreo” è stato redatto dall’Associazione ed è scaricabile dal sito dell’Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini.


I tecnici hanno, poi, sottolineato che le amministrazioni comunali locali hanno aumentati gli interventi straordinari, mentre gli ordinari vengono considerati quasi inutili, questo significa poche risorse per gli alberi. E il futuro? Milano dipinge una sua strada con il grattacielo a bosco verticale. Ma che futuro sarà, come verranno curate queste piante che crescono nei terrazzi?  Forse stiamo in realtà puntando ad alberi che non disturbano, alberi metaforicamente di plastica, cioè finti, che non sporcano o che stanno nel loro ristretto spazio, senza disturbare con le loro radici. Con una evidente non consapevolezza dell’importanza della natura.


Lo studio degli alberi in genere è stato messo da parte e così anche molte coltivazioni e colture. E’ stato ricordato che a Torre del Greco si coltivavano pini da pinoli e si producevano 50 mila quintali di pigne, si raccoglieva poi la resina per le vernici. Oggi si guarda all’albero come fosse un edifico di cemento e spesso armati di motosega li si taglia drasticamente. Le amministrazioni locali hanno declassato tutte le manutenzioni, considerandole costose. Intanto le piante in genere vengono seviziate sia in campagna che in città con capitozzature inutili e dannose, potature selvagge, con tagli alle radici indiscriminati, piantumazioni feroci con l’asfalto, i cordoli, i marciapiedi.


“Le buone pratiche dovrebbero essere precedute da buone manutenzioni e soprattutto buone crescite”, ha sottolineato Silvestro Acampora. Anche i vivai hanno delle responsabilità. Fra cento anni avremo ancora questi alberi piantati oggi? La verità è che spesso sono stati fatti dei danni irreversibili. Per esempio la pratica del tree climbing, cioè del salire sull’albero per valutare la sua reale necessità di potatura, non ha preso abbastanza piede in Italia. Si preferisce una valutazione più sommaria da terra, sempre armati di motosega. Un approccio inutilmente aggressivo. Domenico Cascone ha ribadito che è importante capire che cosa facciamo sulle piante giovani, se usiamo tecniche idonee. “Se si va avanti così con manutenzioni errate e senza valutare cosa si fa, ha detto, non avremo più alberi monumentali”.


La cura delle piante in Italia è, alla fine, sempre il risultato di un compromesso. In conclusione l’albero viene maltrattato perché disturba sia il cittadino che il contadino. Agronomi ed esperti agrari talvolta diventano gli unici capri espiatori di una convivenza difficile tra amanti degli alberi estremisti che vogliono salvarli ad ogni costo e cittadini che odiano gli alberi. La convivenza cittadina con le piante a volte può provocare dei morti incidentali. Il gioco delle responsabilità si fa pesante. Le amministrazioni sempre più spesso scaricano sui tecnici le conseguenze di questi incidenti, lasciandoli soli a difendersi.


Non si valuta l’importanza della cura delle piante e non si pensa che un futuro di cemento desertificato senza piante forse ci aspetta dietro la porta, se non cambiamo direzione, occupandoci delle piante come di esseri viventi, studiando il loro modo di essere, il loro modo di crescere e anche di morire, sempre a fianco degli esseri umani. E, ammettiamolo, una buona volta, sono esseri viventi che la storia evolutiva ha portato a rinunciare alla mobilità.


A tal proposito la spettacolare proiezione di foto curata da Louie Psihoyos, documentarista del National Geographic, sul tema dell’Enciclica “Laudati si’”, e fatta sulle mura del Vaticano, in occasione del Giubileo, ha messo in risalto in modo inequivocabile la necessità che tutte le persone si prendano cura del Pianeta. L’Enciclica di papa Francesco ha enormemente attualizzato non solo il tema del rispetto della natura, un sentimento ovvio, quanto i nostri doveri verso di essa, le nostre responsabilità e le gravissime colpe per averla brutalizzata. In coda, ma non ultimo e connesso con gli alberi, è il tema della Conferenza sul clima e il riscaldamento globale che si tiene a Parigi che, se non sarà contenuto, provocherà, a breve, danni irreparabili per la natura e per gli uomini.


 


 



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