The Post film di Steven Spielberg

di Beatrice Pagan, Lettera 43

Steven Spielberg con The Post porta sul grande schermo la storia vera di Katharine “Kay” Graham, nel 1971 editrice del Washington Post, e del giornalista Ben Bradlee, direttore del quotidiano, alle prese con una decisione difficile che metterà a rischio tutto quello che hanno costruito nel corso degli anni.


CONTESTO SOCIALE PIENO DI INSIDIE. I due protagonisti si ritrovano infatti di fronte alla possibilità di svelare la massiccia copertura, durata per decenni, di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam. Lottare contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione non sarà semplice all'interno di un contesto sociale e politico ricco di insidie e il peso della scelta ricadrà sulle spalle di Kay che ha ereditato l'azienda dopo la morte del marito, entrando in un mondo governato da uomini e dovendo gestire potenti amicizie.


SCELTE DUE ICONE DEL CINEMA. Non è la prima volta che Spielberg si cimenta con la difficile sfida di raccontare eventi che hanno modificato per sempre la storia, non solo americana, ma questa volta per farlo si affida a due icone del cinema del calibro di Meryl Streep e Tom Hanks, affiancate da attori di talento come Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Tracy Letts, Jesse Plemons Alison Brie, Matthew Rhys, Carrie Coon e Bruce Greenwood.


The Post enfatizza con bravura e forza come siano le decisioni dei singoli individui a permettere cambiamenti importanti per l'intera società


Dalla dura realtà affrontata in Vietnam dai soldati americani agli eleganti salotti di editori e politici, The Post enfatizza con bravura e forza come siano le decisioni dei singoli individui a permettere cambiamenti importanti per l'intera società trovando il coraggio necessario ad agire.


IMPECCABILI LE INTERPRETAZIONI. Meryl Streep è impeccabile nell'interpretare l'evoluzione personale di Kay Graham, da leader insicura che esita a intervenire per spiegare il piano di ristrutturazione finanziaria a guida ferma e decisa, seguendone i momenti di debolezza e di confusione. Tom Hanks è invece un Bradlee ambizioso che cerca di lottare con la sua frustrazione nel vedere il suo giornale sempre un passo indietro rispetto alla concorrenza, ritrovando la passione per il suo mestiere nel momento in cui ha la possibilità di pubblicare una storia realmente rilevante.


REGIA ATTENTA E MAGISTRALE. La regia di Spielberg è attenta e magistrale, rappresenta per esempio visivamente la posizione di inferiorità in cui si trova la Graham all'inizio del film grazie a sequenze in cui è in ombra e alle spalle degli uomini che la circondano o sfruttando le varie fasi che conducono fisicamente alla pubblicazione di un quotidiano per enfatizzare l'importanza delle parole scritte dai reporter.


Spielberg firma una dichiarazione di amore e di stima nei confronti della libertà della stampa e dei giornalisti che pongono al primo posto il dovere di informare


Il filmmaker, riportando in un passato non troppo lontano che appare incredibilmente attuale, firma una dichiarazione di amore e di stima nei confronti della libertà della stampa e dei giornalisti che pongono al primo posto il dovere di informare, senza costrizioni politiche, prestando attenzione alla qualità, alla correttezza e all'importanza di seguire dei principi etici e morali.


MOMENTO STORICO ATTUALE DELICATO. Le diseguaglianze tra uomini e donne esistenti negli Anni 70, nonostante l'approccio quasi “femminista” di Ben che non ha alcun problema a lavorare per Kay, lasciano poi il segno, in particolare in un momento storico all'insegna del movimento Time's up. Il talento di Spielberg permette inoltre alla storia di avere innumerevoli sfumature, passando dal dramma personale al thriller politico e non tralasciando nemmeno una giusta dose di ironia e leggerezza, fino a un epilogo che sembra ideato per unire The Post a Tutti gli uomini del presidente.


STORIA EMOTIVA E MAI RETORICA. La colonna sonora firmata da John Williams in grado di sottolineare ogni emozione dei protagonisti senza invadenza e la fotografia di Janusz Kaminski impreziosiscono un film costruito con sapienza che non appare mai retorico, risultando invece necessario e coinvolgente, non solo dal punto di vista emotivo.